DANNO DA VACANZA ROVINATA (Giudice di Pace di Napoli, sentenza n. 28288/15)

a cura dell’Avvocato Luca Bonjour

Sul solco della Sentenza del Giudice di Pace di Taranto dell’11 maggio 2015 – che ha sancito la vessatorietà della clausola del coupon che stabilisce, in caso di reclamo sulla fruizione dell’offerta acquistata, l’obbligo per il consumatore di rivolgersi esclusivamente al commerciante in virtù del principio in forza del quale “chi vende il coupon si limita meramente a fornire il coupon stesso”, si è pronunciato – sempre in materia di coupon – il Giudice di Pace di Napoli: con sentenza 28288/15 del 27.7.2015, quest’ultimo ha condannato una nota società emittente di coupon non solo al mero rimborso del coupon non goduto (causa overbooking della struttura convenzionata), ma anche al risarcimento del danno per la vacanza rovinata.

Nella fattispecie concreta, con atto di citazione ritualmente notificato, la Signora ALFA conveniva in giudizio avanti il Giudice di Pace di Napoli la Società BETA, in persona del legale rappresentante pro tempore, per sentirla condannare al risarcimento dei danni per responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in seguito all’acquisto di due coupon (pacchetti promozionali), entrambi consistenti in un pernottamento per due persone presso la struttura GAMMA, la quale replicava sempre di non avere disponibilità ovvero accettava la prenotazione per poi disdirla pochi giorni dopo. L’istante si vedeva quindi costretta a rinunciare ai coupon acquistati e chiedeva contestuale rimborso alla Società BETA, la quale replicava di non poter rimborsare il coupon poiché scaduto.

Il caso è stato deciso con sentenza del 27.07.2015 dal Giudice di pace di Napoli che ha condannato la Società BETA al il rimborso della somma pagata per l’acquisto dei due “coupon” a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali, oltre al risarcimento dei danni non patrimoniali e al pagamento delle spese processuali.

È parsa, infatti, evidente la responsabilità della Società BETA, la quale avrebbe dovuto controllare la veridicità delle informazioni presenti sulle brouchure prima di consigliare tali pacchetti ai consumatori. Pertanto, il Giudicante ha ritenuto sussistente la responsabilità del prestatore del servizio che assume un’obbligazione di risultato e che, nel caso di specie, aveva fornito un alloggio non conforme alle richieste e a quanto ragionevolmente poteva attendere un turista di media aspettativa come la signora ALFA. Il convenuto BETA si era quindi reso inadempiente agli obblighi contrattualmente assunti, non dimostrando l’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

Inoltre, il Giudicante ha ritenuto che l’istante ha dimostrato di aver subito un pregiudizio sostanziatosi nel disagio e nell’afflizione di non aver potuto godere delle vacanze come occasione di piacere, di svago o riposo, oltre ai sofferti disagi psicologici; per di più, il gradevole svolgimento della vacanza, si qualifica come un valore degno di tutela e, pertanto, il danno conseguente al suo mancato godimento assume una specificità tale da giustificarne l’indennizzo.

Tale danno viene qualificato dal Giudice di Pace di Napoli quale danno morale, giusta interpretazione dell’art. 5 della Direttiva n.90/3I4/CEE data dalla Corte di Giustizia con sentenza n. 168 del 12.3.2002: il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione del viaggio “tutto compreso”.