LA RESPONSABILITÀ MEDICA E LA NOZIONE DI “COMPLICANZA”.

a cura dell’Avvocato Luca Bonjour

La Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, con la sentenza n. 13328 del 26 marzo 2015, si è pronunciata in materia di responsabilità medica, con particolare riferimento alla nozione di “complicanza”.

In tale occasione, la Corte ha avuto modo di statuire come il medico, convenuto in un giudizio di responsabilità, non può limitarsi a dimostrare che l’evento dannoso per il paziente rientri astrattamente nel novero di quelli che, nel lessico clinico, vengono chiamati “complicanze”, così come rilevato dalla statistica sanitaria: ciò non è sufficiente a superare la presunzione posta a suo carico dall’art. 1218 c.c.

In particolare, la medicina clinica e la medicina legale sono solite riferirsi alla “complicanza” come ad un evento dannoso, insorto nel corso dell’iter terapeutico, che, pur essendo astrattamente prevedibile, non sarebbe però evitabile.

Tuttavia, una siffatta interpretazione contrasta con quella operante nel mondo del diritto.

Infatti, quando nel corso dell’esecuzione di un intervento o dopo la conclusione di esso si verifichi un peggioramento delle condizioni del paziente, si apre un’alternativa:

– o tale peggioramento era prevedibile ed evitabile ed in tal caso esso va ascritto alla colpa del medico, a nulla rilevando che la statistica clinica lo annoveri in linea teorica tra le “complicanze”;

– o tale peggioramento non era prevedibile oppure non era evitabile: in tal caso, esso integra gli estremi della “causa non imputabile” di cui all’art. 1218 c.c., a nulla rilevando che la statistica clinica non lo annoveri in linea teorica tra le “complicanze”.

È di tutta evidenza come al diritto non interessi se l’evento dannoso non voluto dal medico rientri o meno nella classificazione clinica delle “complicanze”: ciò che interessa è se quell’evento integri gli estremi della “causa non imputabile” ed è parimenti ovvio che tale accertamento debba essere compiuto in concreto.

Quindi, la circostanza che un evento indesiderato sia qualificato dalla clinica come “complicanza” non è sufficiente ad integrare il concetto di “causa non imputabile” ai sensi dell’art. 1218 c.c.; specularmente, eventi non qualificabili come complicanze potrebbero teoricamente costituire casi fortuiti che escludono la colpa del medico.

Pertanto, sul piano della prova, in un giudizio di responsabilità tra paziente e medico:

– o il medico riesce a dimostrare di aver tenuto una condotta conforme alle leges artis ed allora va considerato esente da responsabilità a nulla rilevando che il danno patito dal paziente rientri o meno nella categoria della “complicanze”;

– ovvero, il medico non riesce a fornire la prova liberatoria e allora a nulla rileverà che l’evento di danno sia in astratto imprevedibile ed inevitabile, in quanto ciò che conta è l’accertamento in concreto della prevedibilità e della evitabilità, il cui onere probatorio è, ovviamente, a carico del medico.